martedì 29 aprile 2014

Taide: il romanzo dimenticato di Anatole France

Ogni secolo ha i suoi idoli e paladini, sia nelle arti che nella letteratura. Non bisogna meravigliarsi allora, come sta succedendo adesso, che alcuni autori siano spariti dalla scena editoriale e culturale di una nazione, come l’Italia. Girando per i mercatini, come spesso faccio, mi sono imbattuto in un volumetto di 191 pagine. Questo  libricino, tenuto anche bene, pubblicato nel 2001, recava un titolo molto familiare: Taide. Da appassionato d’opera e di musica classica, ormai da molti anni, ho subito associato il titolo all’opera omonima di Jules Massenet. Massenet,  paladino della musica tardoromantica, si servì del romanzo di France per comporre Thais, l’opera che contiene la celeberrima Meditation. Taide, la protagonista del romanzo e dell’opera omonima, è una cortigiana, una ballerina, un’attrice. La ragazza, dal corpo quasi scultoreo, è la peccatrice che muove le fila del romanzo. Il monaco Pafnuzio, riconosciuto da tutti come uomo onesto, santo, devoto al Signore, ha una visione che lo induce a portare sulla buona strada la cortigiana. Pafnuzio, dopo aver chiesto consiglio al vecchio Palemone, suo confratello, decide di intraprendere questa sua santa missione. Armato di pazienza e di volontà, Pafnuzio, attraversando il deserto, si imbatterà in demoni, uomini dal credo filosofico più disparato e in visioni terrificanti. La fatica, si sa, porta sempre ottimi frutti: Pafnuzio, dopo tante peregrinazioni, giunge ad Alessandria, città voluttuosa e frivola dove vive la bellissima Taide, colei che seduce tutti con le sue danze perverse e con il suo corpo. Il monaco riuscirà a redimere la peccatrice che, accorgendosi di non aver mai veramente provato la felicità, deciderà di abbandonare quella vita molle e peccaminosa. Condotta Taide presso un monastero, Pafnuzio sarà preso da visioni spaventose che lo indurranno a lasciare nuovamente il suo monastero e a vagare in cerca di una stabilità interiore. L’immagine di Taide compare sempre nella mente del monaco che, non trovando pace, si ferma lungo un tempio in rovina, stanziandosi su di una colonna. Pafnuzio, in meditazione sulla colonna, desta curiosità e attira tanta gente intorno a sé: sorge una città, con il mercato, la chiesa. Il monaco, però, non riesce più a stare lì sopra, sente che la sua ricerca deve continuare. Egli arriva a dubitare della sua fede, che l’aveva reso così celebre, e vaga. Il suo viaggio termina davanti una tomba sotterranea: egli trascorre il tempo meditando sulla lastra tombale, ma, all’improvviso, riceve la visita inaspettata di un mercante che gli porta la notizia della morte di Taide, la peccatrice che sta trapassando in odore di santità. Questa notizia smuove Pafnuzio: egli rinnega il cristianesimo e si convince che sarebbe potuto essere felice solo vivendo con Taide, dal corpo sinuoso e dallo spirito innocente. Parte per il monastero, che sta per contenere le spoglie della nuova santa, ma egli non può che rendersi conto che, ormai, egli è dannato, non c’è più speranza per la sua anima, quella che un tempo era vista da tutti come un’anima santa. Taide, il romanzo che narra la leggenda della prostituta che diventa santa, uscì nel 1890 e fu per France un grande successo. France ricevette il premio Nobel nel 1921 e fu anche accademico dell’Académie française. Questo romanzo affronta tematiche importanti: la ricerca della felicità, la vita eterna, l’irrazionale e il razionale, il morale e l’immorale, il bene e il male, ateismo e credi differenti. Taide è un romanzo storico che indaga questioni filosofiche interessanti anche per l’uomo del 21° secolo e meriterebbe di essere pubblicizzato e pubblicato ancora.

Fabrizio Simone